Quattro chiacchiere con… un architetto (parte 1)



Oggi volevamo parlare di architettura e per fare questo abbiamo chiesto a qualcuno che se ne intende, e quindi abbiamo con noi Edoardo, che appunto fa l’architetto. Innanzitutto ti ringraziamo per la tua partecipazione e possiamo subito chiedere chi sei, che cosa fai, da quanto tempo e in generale di cosa ti occupi?
○ Allora, sono Edoardo, sono architetto, lavoro da circa un sei – sette anni, a Milano principalmente, come architetto di interni e soprattutto anche residenze, negozi e uffici.

Che cosa fa concretamente un architetto?
○ Allora, forse è un po’ difficile da spiegare, però potremmo dire che un architetto tecnicamente svolge molti compiti per poi arrivare alla realizzazione di un’architettura. Potremmo riassumere dicendo che un architetto progetta e disegna lo spazio dove vivere, quindi case, piazze, uffici, stazioni, teatri, parchi e quant’altro, e dà una forma a questi spazi.

Perché hai deciso di diventare un architetto?
○ Mi è sempre, diciamo, piaciuto smontare e rimontare, progettare e riprogettare un po’ tutte le cose che mi capitavano sotto mano, anche oggetti, anche giocattoli da bambino, ecco, diciamo risolvere questioni, risolvere questi problemi tecnici soprattutto col disegno, ecco, e un po’ con la manualità e quindi penso che un po’ l’architettura possa avvicinarsi a questo approccio.

Quindi è in un certo senso anche una sfida?
○ Sì, infatti, perché poi il percorso non è mai lineare, quindi ogni volta si valuta caso per caso e bisogna un po’ inventare da zero, un po’ ispirarsi e lasciarsi ispirare anche da altri colleghi ecc., per arrivare poi a un risultato, insomma, qualsiasi esso sia.

Tu prima mi dicevi che ci sono tante cose che un architetto deve considerare in un progetto e quindi ti volevo chiedere: ma esattamente di cosa deve tenere conto? Perché immagino che ad esempio l’estetica non sempre sia la cosa più importante.
○ No, anzi, a volte è l’ultimo, o addirittura non c’è proprio. Diciamo che, più che altro, l’architetto deve dare forma a un bisogno, non so, vivere, lavorare, ecco. E quindi deve risolvere i problemi che nascono tenendo assieme un po’ tutti questi aspetti, all’interno del progetto. Quindi si potrebbe dire che deve creare una sintesi, felice se possibile ed esteticamente valida per dare una risposta a questi bisogni delle persone.

Ci sono anche richieste da parte del cliente o del committente? E, nel caso, quanto se ne tiene conto?
○ Sì, sì, devo dire che sì, abbastanza spesso si tiene conto delle esigenze, delle richieste, anche delle fantasie dei clienti, fino a un certo punto, ecco. E penso che sia anche un approccio che in questi ultimi anni viene tenuto in maggiore considerazione, ecco magari parecchi anni fa l’architetto andava più per la sua strada. Adesso si progetta un po’ più insieme, ecco diciamo a quattro mani anche con il committente.

Quando tu guardi un edificio, uno spazio, un luogo, come li giudichi? Nel senso, quali sono i criteri che utilizzi?
○ Sì diciamo che il criterio estetico è più una questione di linguaggio e quindi di unione e di utilizzo, appunto, delle forme e dei materiali in modo coerente fra di loro. Ma soprattutto un edificio che viene considerato riuscito è quando pone delle soluzioni che funzionano e originali ai problemi che vengono dati dai clienti, quindi dai bisogni, insomma.