Perché in Italia siamo tutti dottori?



Dottore in filosofia, dottore in economia, dottore in lettere, dottore in legge…
Come si dice, in Italia siamo tutti dottori!

Infatti, a differenza di altri Paesi, nelle università italiane il titolo di dottore si riceve al termine di qualsiasi percorso di laurea (anche triennale) e non solo dopo aver concluso il dottorato.

Ma perché? Vi chiederete voi…
Allora, prima di tutto, facciamo un passo indietro, fino al Medioevo quando il titolo di dottore si usava già per indicare i maestri più stimati e in particolare per distinguere giuristi, medici e teologi che istruivano nelle loro discipline.

Il nome dottore, d’altronde, deriva dal latino e suggerisce che chi gode di questo titolo possiede una conoscenza della propria materia tanto vasta da poterla insegnare.

Nel XVI secolo, poi, il titolo di dottore è entrato anche nella Commedia dell’arte e rappresentava la maschera, poi caricatura, dell’accademico, medico ma soprattutto uomo di legge (e in particolare bolognese), che esibiva la sua smisurata cultura con lunghi, noiosi e complessi discorsi, ricchi di citazioni latine spesso incomprensibili. Non certo un simpaticone, insomma!

Ma non abbiamo ancora risposto alla nostra domanda: perché in Italia siamo tutti dottori?
La spiegazione arriva solo nel 1938 quando un regio decreto, in pieno ventennio fascista, ha iniziato a riconoscere il titolo di dottore a tutti coloro che ottenevano una laurea.

E ancora oggi, anche se le norme universitarie sono state uniformate alle altre istituzioni europee, i laureati italiani sono tutti dottori. Sono tante e continue le discussioni attuali sul fatto che sia giusto o meno questo riconoscimento e forse, sì, se ne fa un uso eccessivo. Ma, dibattiti a parte, diciamolo, un po’ come il caffè, in Italia un dottore non lo si nega a nessuno!