Il Festival di Sanremo



Quando si parla di musica in Italia, non si può non nominare Sanremo, il Festival della canzone italiana, giunto quest’anno alla sua 71a edizione. 
Infatti, che piaccia o meno, questa manifestazione rappresenta uno dei più rilevanti e longevi eventi musicali del panorama italiano, che ogni anno registra milioni di spettatori. Si tratta di una competizione canora in cui vengono selezionati solo brani inediti, composti da autori italiani con testi in italiano (o in una delle varianti regionali), e che ancora oggi costituisce un autorevole riconoscimento per i cantanti della musica leggera.

Ma come si è evoluto questo fenomeno che ha segnato la storia musicale del nostro Paese?
Era il 1951 quando davanti ai tavolini poco affollati del Casinò municipale della nota località turistica di Sanremo si è svolta la prima edizione del Festival. C’erano venti canzoni, tre interpreti, sei giudici e un pubblico piuttosto esiguo e diffidente perché abituato a eventi dall’alto profilo culturale. 
Insomma, non è stato proprio quello che si può definire un grande inizio!

Eppure, nonostante la partenza modesta, durante gli anni ’50 il Festival ha gradualmente preso piede, passando dalla diretta radiofonica alla televisione, fino a ottenere l’Eurovisione. 
A favorire il salto di qualità è stato, probabilmente, anche il successo di un brano che ha vinto Sanremo nel 1958: «Nel blu dipinto di blu», conosciuto a livello internazionale come «Volare». Sul palcoscenico Domenico Modugno, allargando le braccia dopo aver cambiato qualche parola e aver saltato una strofa della canzone, ha conquistato il pubblico con la sua melodia e i suoi gesti travolgenti ed energizzanti.

L’energia, poi, è stata una delle componenti che hanno costituito la vitalità e il cambiamento del Festival degli anni ’60. Il clima di rinnovamento del periodo, dal boom economico alla rivoluzione culturale, è entrato anche nella competizione. 
E così, con l’introduzione della categoria dedicata ai giovani, hanno avuto modo di debuttare nuovi interpreti destinati a diventare miti, come Mina e Adriano Celentano. 

Gli anni ’70, invece, sono stati un decennio buio non solo per la politica nazionale ma anche per Sanremo. Nel tentativo di risollevare le sorti di un festival che sembrava in declino, si sono susseguite importanti trasformazioni nella gestione della competizione. 
Il conteggio dei voti è stato affidato a un innovativo elaboratore elettronico a Milano; i grandi ospiti italiani sono stati affiancati da ancor più numerose star internazionali, da Julio Iglesias a Barry White; e, infine, nel 1977 il Festival ha cambiato sede: il Teatro Ariston, con i suoi 1800 posti, è diventato la nuova residenza della musica leggera italiana.

Però Sanremo non è stata la casa solo di musicisti e cantanti, ma anche di indimenticabili presentatori. E, tra i tanti nomi, nel cuore degli spettatori italiani si sono riservati un posto speciale Pippo Baudo e Mike Bongiorno, che hanno ottenuto il record di presenze al Festival con – rispettivamente – 13 e 11 conduzioni.

Negli anni ’80, poi, i presentatori hanno iniziato a essere accompagnati dalle performance di noti comici italiani (come Roberto Benigni), allo scopo di intrattenere il pubblico con interventi satirici e sfacciati, a volte anche al limite del decoro. 
Queste controverse partecipazioni, tuttavia, non hanno impedito alla musica di essere protagonista di qualità e piacevoli scoperte. La categoria delle «Nuove Proposte», per esempio, negli anni ’90 ha lanciato talenti molto apprezzati anche all’estero, come Laura Pausini e Andrea Bocelli.

Dopo l’alto valore d’intrattenimento che la manifestazione aveva rappresentato nel passato, questi ultimi venti anni di evoluzione digitale e generazionale sono stati una sfida per il Festival. Spesso accusato di essere seguito solo da un pubblico più tradizionale e maturo, Sanremo ha dovuto innovarsi non solo accogliendo cantanti provenienti dai talent show o dai generi musicali più moderni, ma anche aprendosi ai social e a Internet. 
E così, tra scandali e censure, plagi e polemiche, il Festival continua a rimanere un evento che, raccogliendo amore e odio, fa discutere l’opinione pubblica.

E pure quest’anno, nonostante gli altri teatri siano ancora chiusi, pare che l’Ariston ospiterà comunque la manifestazione (senza pubblico ovviamente!), a dimostrazione dell’incontenibile potere di uno spettacolo che sembra resistere anche al coronavirus. 
Perché? Beh, come diceva la celebre sigla, «perché Sanremo è Sanremo»!