Bella ciao: storia di un nuovo fenomeno



L’avete sentita cantare dai fantomatici rapinatori della Zecca di Spagna, dai giovani attivisti per il clima e dai balconi tricolori del lockdown e forse anche voi, inevitabilmente, avete iniziato a fischiettarla. Grazie al suo ritmo e alla sua melodia orecchiabile, negli ultimi anni Bella ciao ha registrato una fama rinnovata e ha acquistato una voce inedita, soprattutto tra le nuove generazioni.

Ma qual è la sua storia?

Beh, la verità è ancora avvolta nel mistero e le attestazioni sono fortemente discordanti. Si pensa che Bella ciao sia nata durante la Seconda Guerra Mondiale, presumibilmente nel maggio-giugno del 1944, come canto della resistenza sulle montagne del Nord Italia. Ma, anche se notoriamente accomunata al movimento partigiano italiano, si crede che la sua diffusione nel periodo della lotta al nazifascismo sia stata minima e che possa essere stata limitata solo a pochi reparti di combattenti, concentrati per lo più nei territori dell’Emilia-Romagna.

In base alle stesse testimonianze, sembra che Bella ciao abbia raggiunto il vero successo nel dopoguerra, quando nel 1947 viene intonata da alcuni delegati italiani durante il primo festival mondiale della gioventù democratica a Praga. È forse in questa occasione che inizia a essere tradotta in diverse lingue e a ottenere popolarità a livello internazionale.

Non ci sono, però, fonti completamente attendibili su questi episodi e pare che il tutto sia trasmesso oralmente fino al 1953, quando si dà notizia scritta della diffusione della canzone in Cina e in Corea, e agli anni ’60 quando le tante versioni nazionali hanno l’obiettivo di rinsaldare l’unità del Paese.

Ad aumentarne il fascino è anche il mistero sulle origini del testo, che rimangono ancora incerte. Di autore sconosciuto, da principio si pensa – erroneamente – che il brano derivi dalle parole di un canto delle mondine della Pianura Padana impegnate nel lavoro nelle risaie. Successivamente, oltre alla teoria secondo cui il ritornello, per musica e struttura, potrebbe essersi ispirato a una canzone infantile conosciuta nel Nord Italia, si diffondono indizi che rintracciano una possibile influenza in un’antica ballata francese del Cinquecento e in una melodia yiddish dei primi del Novecento con un probabile influsso slavo.

Ma perché Bella ciao continua a parlare alle nuove generazioni? 

La motivazione è probabilmente da individuare nell’universalità stessa delle parole del brano. Iconico e potente, infatti, il canto popolare attribuito ai partigiani, anche se fortemente connotato dal punto di vista storico, a differenza di altre canzoni della tradizione bellica, non ha riferimenti a bandiere e colori politici e riesce a comunicare ideali di libertà e resistenza, di empatia e resilienza in contesti estremamente diversi.

E così, per esempio, grazie al successo internazionale della serie spagnola La casa de papel (La casa di carta in Italia), Bella ciao si è trasformata in un incredibile tormentone pop. Con le maschere di Dalí e il suadente accento degli attori protagonisti, è stata cantata a squarciagola da milioni di giovani spettatori – in una seppur colorita versione originale – e remixata nelle discoteche di tutto il mondo.