Il 24 e la 90

Perché a Milano gli autobus sono femminili e i tram maschili?



Ma un autobus è maschile o femminile? E un tram?

È proprio di questo di cui oggi vorrei parlarvi e più precisamente di una particolarità che caratterizza Milano: infatti se domandate indicazioni stradali a qualcuno, è probabile che vi sentiate rispondere qualcosa del tipo “prendi la 90 fino alla fermata della gialla”, dove la 90 è un autobus e la gialla una linea della metropolitana. Ora, il fatto che in questa frase la parola linea sia omessa nel parlato non è una cosa sorprendente, al contrario succede in continuazione.

Per quanto riguarda l’attribuzione del genere femminile (LA 90) si potrebbe pensare che sia appunto a causa di “linea” che è femminile, ma è qui che le cosa si complicano: questa spiegazione infatti è sicuramente vera per la metropolitana, che è l’ultima arrivata nel panorama dei mezzi milanesi, ma non per gli autobus. Se così fosse infatti non si spiegherebbe perché invece i tram sono maschili.

Proprio così: se sentite dire “prendi il 19”, allora sapete che vi dovete aspettare un tram, la 51 invece è sicuramente un autobus. Come dicevo, questo meccanismo funziona solo a Milano, a Napoli ad esempio tutti i trasporti sono maschili (vi troverete quindi alla fermata de “il 181” per esempio). Tuttavia, vi sfido a restare a Milano per qualche tempo e a non sorprendervi dopo un po’ a uniformarvi all’uso corrente.

Ora, tutto questo parlare di “la” e “il” e maschile e femminile potrà sembrarvi una curiosità senza importanza, ma sappiate che nel 1980 a questo un linguista ha dedicato un articolo su una rivista scientifica, intitolato “Su un’apparente incongruenza dell’italiano parlato a Milano” – se andate su internet potete tranquillamente trovarlo.

Allora, per dare una spiegazione inizierei facendo un passo indietro nella storia: i primi mezzi pubblici di Milano nascono nel 1861 insieme al regno d’Italia e sono omnibus, ovvero carrozze che possono trasportare fino a circa 10 persone trainate da cavalli. In seguito, alla fine dell’’800, arrivano i primi tramway elettrici, gli antenati di quelli che ora chiamiamo tram, ma che allora venivano italianizzati in “tranvai” – e del resto questa parola è entrata nel dialetto e io ho sempre sentito ad esempio mio nonno chiamare il tram in questo modo. Il tram è in assoluto il mezzo preferito dai milanesi, quello di cui sono più orgogliosi – e del resto è anche uno dei simboli della città: in giro ne troverete ad esempio uno trasformato in una sauna e un altro in un chiosco da aperitivo. Per non parlare del tram ristorante su cui potete cenare sferragliando per la città o del tram discoteca che potete affittare per una festa più originale del solito. E poi lo sapevate che da Milano i tram sono arrivati fino a San Francisco? Nel 1984 è arrivato oltreoceano il primo in occasione di un festival di vetture storiche. Questo però si è dimostrato talmente affidabile che ne sono stati richiesti nel 1998 altri 10.

Ma sto divagando. Tornando ai trasporti milanesi, negli anni ’50 arrivano le filovie – che sono autobus collegati alla rete elettrica, ma senza binari: quelli che ora si chiamano filobus – e poi, in seguito, gli autobus. Nel 1957 iniziano i lavori per la metropolitana (la prima linea è la linea rossa). Tra parentesi, lo sapevate che il design della segnaletica di questa linea è valso allo studio che lo ha realizzato un prestigioso premio (il “compasso d’oro”) e che i suoi bozzetti sono stati esposti in tutto il mondo? Il font usato per i nomi delle stazioni (chiamato Noorda, dal cognome del suo autore) verrà poi utilizzato poi anche per la metropolitana di New York.

Ma torniamo ai nostri generi dei trasporti: per sintetizzare, abbiamo quindi autobus, filobus e tram (tre parole maschili), le cui linee sono a volte femminili (autobus e filobus), altre maschili (tram).

Per quanto riguarda i filobus il femminile potrebbe derivare dalla parola filovia, ma per gli autobus? Una possibilità potrebbe essere immaginare che venga da “corriera” – una parola che designa un pullman dedicato al trasporto di passeggeri e pacchi tra un paese e l’altro – ma il suo scarso uso cittadino rende questa ipotesi abbastanza improbabile.

La reale spiegazione sembra essere un’altra: inizialmente infatti, i tram erano distinti con dei numeri, gli autobus con delle lettere. Potevate quindi trovarvi a prendere “il numero 15” o “la lettera E”. Di conseguenza, posto che numero è maschile mentre lettera è femminile, sarebbe del tutto normale dire “ho preso il 5”, ma “la E”. Poi, dal 1969, le lettere sono state progressivamente sostituite dai numeri, ma l’uso è rimasto.

Del resto – come segnalato dal linguista Vermondo Brugnatelli, lo stesso linguista di cui parlavamo prima, che ha pubblicato l’articolo su questa particolarità – gli usi linguistici relativi ai mezzi di trasporto cittadini sono tra le parti della lingua parlata che più restano immutate nel tempo e che resistono a qualunque tentativo di omogeneizzazione su scala nazionale, proprio perché, ben pensandoci, hanno un carattere specificamente locale.

E quindi, tra numeri e lettere, questo è tutto. Vi aspetto a Milano per prendere il 24 o la 90!